1900. Thomas, James e Donald sono i tre custodi del faro di Eilean Mòr. Ognuno ha ragioni diverse per essere lì, ma lo scopo li accomuna. Finché un giorno una barca si schianta contro l’isola: il marinaio è apparentemente morto, ma la cassa che porta con sé ha un contenuto misterioso.

Un soggetto straordinario quello toccato in sorte a Kristoffer Nyholm – regista di molti episodi della serie The Killing. Un’ambientazione come Eilean Mòr, isola dell’arcipelago Flannan, al largo della Scozia, e una storia ancor più suggestiva ad essa legata.

Un fatto di cronaca, divenuto in breve tempo leggenda, su tre uomini scomparsi nel nulla, senza lasciare una spiegazione né una traccia tangibile. Come una pagina bianca per il regista e gli sceneggiatori, su cui tracciare la propria personale e libera interpretazione dei fatti. Ma l’incentivo naturale a cavalcare le onde della fantasia più sfrenata non ha effetto sul regista danese. Nyholm preferisce un altro approccio, che accantona qualunque deriva fantastica o soprannaturale per concentrarsi sulla tensione incombente di un thriller lacustre, tanto più inquietante quanto più il paesaggio trasmette l’idea di una terra liminare, ai confini del mondo conosciuto.

Un racconto in cui le suggestioni e l’atmosfera, talora degne di un racconto di William H. Hodgson, contano più della trama stessa. Le prime indubbiamente affascinano, sia per la fotografia di Jorgen Johansson che per i volti patibolari di alcuni personaggi. Ma soprattutto grazie alle sensazioni trasmesse dall’insolito cast: straordinario come di consueto Peter Mullan, patriarca incapace di ammettere i propri errori, e sorprendente Gerard Butler, finalmente affrancato dal cliché del patriota violento e restituito alla sua terra di origine (la visione nella versione doppiata priva il film del fascino irrip